Palazzo Lascaris, il più bel palazzo di Torino

23 Marzo 2024

In occasione degli importanti lavori di restauro in corso nella sede del Consiglio Regionale del Piemonte, una mostra (gratuita) ne ripercorre la storia

I francesi, si sa, sono sempre stati critici su tutto quello che non è francese, soprattutto verso il Piemonte, a cui peraltro li lega un inestricabile e secolare intreccio di amore, odio, guerre e alleanze. Però, quando nel 1673 giunse a Torino Samuel Chappuzeau, scrittore di teatro e pettegolo di mestiere, alla vista del da poco costruito Palazzo Delle Lanze (che poi cambiò il nome in Carron di San Tommaso, e infine in Lascaris) non potè fare a meno di dichiarare, forse con un po’ di invidia, che era il più ridente e il più superbo palazzo della città, dotato di un magnifico scalone, di stanze regali e di un salone decorato con diaspro e stoffe suntuose.

Effettivamente, a 369 anni dalla posa della prima pietra (era il 1656 quando i marchesi Beggiamo comprarono un terreno in quell’area per edificarvi la loro nuova dimora), il palazzo, anche se il nome del suo architetto non è noto, resta bellissimo e importante e trascina con sé una grande storia che ripercorre, nel bene e nel male, quella di Torino e del Piemonte, e un’importante parte di quella d’Italia. Nelle sue stanze si sono infatti avvicendate grandi personalità e complesse vicende d’amore, di morte, di affari e di politica.

Per 57 anni vi abitò la bellissima Gabriella Caterina Mesmes de Marolles, protagonista di una delle più scandalose e travolgenti passioni amorose del tempo con il duca Carlo Emanuele II, a cui diede almeno un figlio. Nel 1720 la dama, ormai pentita dei suoi trascorsi, lo vendette a Giuseppe Gaetano Carron di San Tommaso, primo segretario di Stato del Regno. Questa potente famiglia lo possedette fino a quando Giuseppina Carron di San Tommaso, ultima della sua stirpe, sposò nel 1803 il marchese Giovanni Agostino di Ventimiglia, a cui si deve il nome attuale dell’edificio. Lascaris, pur raffinato e colto, era violento e pericoloso nell’intimità familiare, e si impadronì dell’immenso patrimonio della moglie, che nel 1830 fuggì a Pisa per sottrarsi ai maltrattamenti. Dal matrimonio fra Agostino e Giuseppina nacque Adele, che fu sposa di Gustavo Benso di Cavour e amatissima cognata di Camillo, morta giovane e da quest’ultimo molto rimpianta.

Dal gennaio 1835 in Palazzo Lascaris trovò ospitalità la Camera di commercio e agricoltura. La proprietà, passata ai Benso di Cavour, venne affittata al Consiglio di Stato del Regno di Sardegna e alla Suprema Corte di Cassazione fino alla vendita al Banco di Sconto e Sete nel 1883. Durante il periodo di possesso di Palazzo Lascaris da parte del Banco di Sconto e Sete va segnalato l’atto di costituzione della Fiat rogato nei suoi locali nel 1899. Nel 1904 il Palazzo fu venduto alla contessa Augusta Tiretta Lovadina. Tornato alla primitiva destinazione di dimora signorile, divenne per qualche tempo centro di feste e di scandali che a Torino destarono scalpore.

Nel 1917 la contessa lo rivendette all’avvocato Riccardo Gualino che vi insediò nel 1920 la Società di Navigazione Italo Americana (Snia), che lo conserverà fino al 1948. Il 13 luglio 1943 il palazzo fu devastato da spezzoni incendiari: i danni furono gravissimi. Il 27 aprile 1948 la Snia cedette per 56 milioni di lire il semidistrutto edificio alla Camera di Commercio, Industria e Agricoltura, che ne resterà proprietaria fino al 1975 e ne avvierà il restauro. I lavori di ricostruzione furono ingenti e compresero lo scavo di un salone sotterraneo destinato a ospitare eventi e convegni, costruito sotto il cortile del palazzo. Nel 1975 il palazzo venne acquistato dalla Regione Piemonte, che lo destinò al suo Consiglio.

Un approfondito restauro del palazzo è attualmente in atto e ha portato a importanti scoperte, come gli eleganti affreschi decorativi che ornavano il grande atrio d’ingresso del palazzo e che sono riapparsi in tutta la loro grazia.

La mostra «Palazzo Lascaris e i suoi abitanti» ripercorre ora tutte queste storie. Allestita in occasione della fine della XI Legislatura regionale e per presentare gli importanti lavori di restauro in corso, è aperta gratuitamente dal 26 marzo al 30 settembre, dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 17. La mostra ha la curatela di Marco Fasano, direttore della Fondazione Camillo Cavour di Santena (presieduta da Marco Boglione), con il contributo di BasicNet e la consulenza della storica dell’arte Arabella Cifani. Oltre ai materiali provenienti dall’archivio storico e fotografico del Consiglio regionale, hanno collaborato alla realizzazione la Camera di Commercio di Torino, l’Archivio storico della Città di Torino, la Soprintendenza per i beni architettonici, la Fondazione Franco Albini di Milano, la Galleria d’Arte Moderna, la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino.

Palazzo Lascaris era e resta certamente una delle più importanti costruzioni del centro storico torinese, di nobile forma, preclaro esempio del Barocco piemontese. L’edificio, ora la sede del Consiglio Regionale del Piemonte, è ridente e armonico; curato anche nei particolari e nei dettagli degli addobbi; fatto grande e onorato dalle nuove generazioni, e destinato a uso pubblico. Nelle sue stanze si incrociano i destini di molte persone tra un fervore di occasioni e, a volte, di incontri.



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