Nerio Nesi, il banchiere innamorato di Cavour

12 Febbraio 2024

È scomparso ieri, aveva 98 anni
Addio al banchiere Nesi torinese d’adozione che amava Cavour

Nato in una famiglia operaia, socialista lombardiano (che per chi non ricorda voleva dire di sinistra), banchiere, uomo d`apparato e di lotta, un bolognese diventato uno dei grandi signori torinesi che si vantava d’essere cavouriano augurandosi di non essere l’ultimo di questa specie tutta piemontese.

Nerio Nesi, scomparso ieri a Torino, a giugno avrebbe compiuto novantanove anni. Era sposato con la cardiologa Patrizia Presibitero. Lo ha ricordato Marco Boglione, presidente della Fondazione Cavour di Santena, di cui Nesi era presidente onorario dopo anni di appassionata cura dell’associazione. «La Regione Piemonte si unisce al dolore di un’intera comunità per la scomparsa di Nerio Nesi, un italiano che ha scelto il Piemonte come sua terra d’adozione alla quale ha dedicato impegno, passione professionale e civile» scrive il presidente della Regione Alberto Cirio. «Profondo cordoglio» per la sua scomparsa è stato espresso da Valdo Spini, ex vicesegretario del Psi e Presidente della Fondazione Circolo Rosselli. «Ricordo in particolare – ha detto – la comune militanza nella sinistra socialista e la sua vicinanza al suo leader, Riccardo Lombardi». E su X l’ex ministro e ora deputato del Pd Roberto Speranza: «Perdiamo una grande personalità della cultura socialista e democratica del nostro Paese».

Aveva respirato l’aria della resistenza, nel dopo guerra dopo la laurea in Giurisprudenza, aveva fatto un passaggio nella democrazia cristiana, nel 1960 si era iscritto al Partito Socialista da cui si era dimesso nel 1982 in polemica con Bettino Craxi. Parallelamente alla politica ha compiuto il suo percorso nella Finanza e nelle banche: vicepresidente della Cassa di Risparmio di Torino dal 1967, direttore finanziario dell’Olivetti, poi presidente della Banca Nazionale del Lavoro su designazione del partito socialista. Nel 1996 è stato eletto alla Camera dei Deputati nelle fila di Rifondazione comunista ed è stato ministro dei Lavori pubblici nel governo Amato tra il 2000 e il 2001.

Nerio Nesi apparteneva a quella generazione di persone capaci di commuoversi alle note di Fratelli d`Italia e dell’Internazionale.

Accettava e rivendicava la libertà del suo anticonformismo che si riassumeva nella definizione che lo ha perseguitato per tanti anni: “banchiere rosso”. Considerava la contraddizione una categoria cavouriana, aggiungendo con ironia: «E molto faticoso essere contradditori, un vero lavoro». La fatica dell’essere “liberali” in un paese che non ha mai veramente legittimato questa categoria politica: «In questi cinquant`anni ha raccontato Nesi in una lunga intervista a Repubblica – , in Italia si sono succedute due matrici opposte: quella cattolica e quella social comunista. Nessuna di queste corrisponde a quella cavouriana».

E lo dimostra anche la vita di Cavour: «Un giorno disse che la differenza fondamentale che c’era tra lui e il re era che mentre lui lavorava per l’Italia, il re agiva per gli interessi della sua famiglia, i Savoia. «Pensi – raccontava Nesi – che ai funerali di Cavour a Torino Vittorio Emanuele II non andò».

 



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