Marco Boglione: «Un tricolore da record per Cavour. Dobbiamo riportare la storia al centro»

3 Febbraio 2024

Fondazione di Santena, il fondatore di BasicNet confermato presidente: «Il monumento-bandiera sarà alto 51 metri»

«Onestamente non penso di essere la persona giusta». Con queste parole, con uno scatto di schenimento, l’imprenditore Marco Boglione commenta a caldo la sua riconferma, arrivata ieri mattina, a presidente della Fondazione Camillo Cavour, l’ente che gestisce il Memoriale di Santena e promuove gli studi cavouriani.

Presidente, perché non sarebbe la persona giusta?

«(Ride) In realtà ho accettato con orgoglio. Del resto mi pare importante, e anche doveroso, per un imprenditore come me. È saggio restituire in qualche modo la mia fortuna, mettendomi così a disposizione».

Lei è stato eletto la prima volta il 4 febbraio 2020, inutile ricordare cosa è successo dopo.

«Non sono stati quattro anni semplici. Stavamo riaprendo il Memoriale dopo un lungo restauro e si è arrestato tutto. Ma abbiamo comunque aperto al pubblico, conferito quattro premi Cavour, trovato un accordo con il ministero della Pubblica Amministrazione portando a Santena la Scuola Nazionale dell’Amministrazione, guidata dagli ex ministri Brunetta e Severino, con corsi di alta formazione».

E nel futuro, per questi quattro anni?

«Intanto una data. Il prossimo 17 marzo, giorno dell’Unità d’Italia, poseremo la prima pietra di un monumento significativo, destinato a diventare un simbolo: ergeremo a Santena l’asta del tricolore più alta d’Italia. Misurerà 51 metri, come gli anni di Cavour alla sua morte. Prevediamo di issare la bandiera entro l’estate».

Ieri la sua conferma a presidente, l’altro ieri un nuovo direttore del Museo del Risorgimento. Sono giorni prolifici?

«Non conosco ancora Alessandro Bollo, ma spero di incontrarlo presto. Insieme dobbiamo fare squadra, perché il Risorgimento non va più tanto di moda. Dobbiamo rimediare riportando la storia al centro».

E per il resto?

«La Fondazione è come fosse una piccola azienda in una sede che è enorme. Ogni giorno bisogna far quadrare i conti. Devo dire grazie soprattutto all’aiuto di Marco Fasano, il mio vice».

Ieri il New York Times ha gridato al mondo quanto è bella Torino. È sorpreso?

«Torino è una città straordinaria. Non mi pare tanto una notizia, l’articolo. Mi stupisco piuttosto dello stupore dei torinesi che hanno esultato, meravigliandosene ancora una volta. Giusto l’altro ieri, all’Unione Industriale, hanno affermato in un convegno che il nostro principale business ormai è diventato il turismo. La nostra è una città forte, che ha cambiato tutto negli ultimi vent’anni».

Cosa è rimasto dello spirito olimpico a Torino?

«Tutte le città olimpiche perdono il loro spirito, non è capitato solo a Torino. Piuttosto dobbiamo pensare al fatto che, in quella occasione, non abbiamo perso soldi».

A proposito, proprio ieri il governo ha deciso di lasciare il bob a Cortina, escludendo Cesana. Cosa ne pensa?

«Quella pista di bob non doveva nascere, ma era necessaria per i Giochi. Fosse per me la farei togliere. Il vero problema è stato quello di non aver ospitato queste Olimpiadi. Sarebbero state sostenibili, sarebbero costate meno: avremmo fatto la storia, ma è inutile piangere sul latte versato».

Parlando di lei, è passato da avere una vacca sul tetto ad avere un’isola delle vacche.

«(Ride) La battuta è molto carina. Ma la vacca sul tetto non l’ho mai avuta, è una leggenda metropolitana. Invece ho comprato un’isola in Sardegna, che si chiama proprio così, dove ho avviato la mia start-up di prodotti agroalimentari di altissima qualità. Insomma, quando non sono a Torino o Santena rimango pur sempre nel Regno di Sardegna».



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