Marco Boglione interviene alla conferenza stampa di fine legislatura del Consiglio regionale del Piemonte

25 Marzo 2024

Siccome la mattinata avrà un momento al piano inferiore, quindi al piano terra, dove si potrà vedere un pezzo dell’evoluzione dei lavori del palazzo e la mostra «Palazzo Lascaris e i suoi abitanti», che abbiamo organizzato in collaborazione con la Fondazione Cavour, proprio per questo lascio la parola a Marco Boglione, presidente della Fondazione Cavour, dove anche lui ci racconterà la genesi di questa mostra che è – appunto – ospitata al piano inferiore: poi la vedremo, sarà aperta al pubblico. Qual è il senso di questa collaborazione? Perché abbiamo scelto di raccontare in questa maniera la storia degli abitanti di Palazzo Lascaris? Grazie.

Intervento di Marco Boglione

Grazie a tutti, faccio mia quella affermazione simpatica del nonno o del papà di qualcuno, quando parli tra persone che conosci o che hai conosciuto, ma soprattutto con cui hai fatto qualcosa, hai lavorato, è tutto più facile.

Allora, io devo dire la prima impressione di stamattina. Sono molto felice come cittadino, come imprenditore e come presidente della Fondazione Cavour. Come cittadino non posso non sottolineare, non notare, non apprezzare, non dire (perché non è sempre così) che questa collaborazione si è dichiarata vera e si è vista in questi cinque anni tra governo e opposizione.

È così che dovrebbe essere, è così che forse anche Cavour 163 anni fa avrebbe sognato che fosse. Anche in quei tempi non era facile, dai registri della nostra fondazione e dagli archivi risultano battaglie infinite tra il governo e l’opposizione: all’inizio del primo Parlamento d’Italia ci sono tracce memorabili di scontri epocali.

Io credo che tutto abbia un tempo e credo di essere, come appunto ho detto, felice perché penso di aver vissuto un momento di quelli di cui si dice «ma che bello sarebbe se…».

Ecco, fatevi portatori anche a livello nazionale di questa bellissima esperienza, perché noi cittadini ne abbiamo tanto bisogno e credo che, anche in fase elettorale, saremo capaci di apprezzarlo, sia a destra sia a sinistra.

Quindi bravi. Come imprenditore è evidente: lo sappiamo tutti, noi e voi. Senza voi che lavorate bene, noi non faremmo e non combineremmo niente; forse non esisteremmo neanche.

Però anche voi avete molto bisogno di noi e quindi io sono molto soddisfatto, l’ho detto tante volte, di vivere in questa regione che rappresenta pienamente l’Italia. Addirittura, si può anche dire che l’abbia fatta l’Italia, a suo tempo, e che è ben inserita in un tessuto europeo forte che si basa, per quanto riguarda noi imprenditori, sicuramente sugli Stati, sulle leggi, sulla capacità di rispettarle e farle rispettare. Anche per questo faccio l’imprenditore da quasi 50 anni: da quando ero poco più che un ragazzino e non ho avuto migliaia di possibilità reali o emotive di mollar tutto e andare da qualche altra parte. Non l’ho mai fatto, e alla soglia dei 70 anni dico «ho fatto proprio bene». E vi ringrazio in questo senso, grazie.

Poi c’è la questione della Fondazione Cavour, quel piccolo pezzo di attività che tanti di noi che fanno un altro mestiere – qualcuno è seduto lì e qualcuno invece è seduto qui – cerchiamo di fare alla voce «essere utili anche a qualcun altro», oltre che alla nostra realtà, in questo caso imprenditoriale.

Adesso da qualche anno mi tocca la Fondazione Cavour. Non è la prima cosa che ho fatto in quel senso. C’è stata la Film Commission, c’è stata l’ITP, c’è stata la Fondazione Piemontese per l’Oncologia e adesso c’è la Fondazione Cavour.

Come Presidente della Fondazione Cavour sono felice oggi, come per gli altri due casi, perché la Regione ci ha dato l’opportunità – oltre che sostenerci dal mattino alla sera con dei fondi – di fare di più. Ci sta dando l’opportunità di fare di più, che vuol dire poter parlare di più di Cavour, conoscerlo meglio, farlo conoscere meglio. E anche dare una nuova vocazione alla Fondazione Cavour che non aveva, che crediamo tutti insieme che sia molto importante: cioè la promozione continua e sistematica, oggi anche indicata da una legge dello Stato – (a indicare, ndr) che è bene farla – della promozione del valore dell’Unità d’Italia. E chi meglio di Cavour e di Santena può portare avanti tutti i giorni questo valore?

Prima sentivo con enfasi e orgoglio il fatto di avere un valore nell’Unità del Piemonte, è vero, lo sento anch’io. Però l’Unità d’Italia è qualcosa di più, che è fatta dell’unità di altre unità.

E se andiamo a vedere questa famosa Unità d’Europa, non può che essere fatta da cose tra loro unite e che scendono da dove si può partire.

Quindi se c’è un’identità piemontese, ci sono tante identità in Italia – e con questo non voglio dare nessun riferimento politico. Noi, adesso, stiamo cominciando con la Fondazione Cavour a valorizzare soprattutto per i giovani e non una volta ogni 50 anni: perché non è che non lo facessimo, ma io nella vita l’ho vissuto (solo, ndr) due volte e… sono a Matusalemme: nel 1961 e nel 2011. Poi se ne parla più, di compleanni non se ne fanno più.

C’è stata addirittura una legge, credo nel 2012, che invita – e come legge impone – alcuni luoghi in particolare a ricordare tutti gli anni, il 17 di marzo, il valore della Bandiera, della Costituzione, dell’Unità e dell’Inno.

Santena è uno di quei quattro posti, che per legge sono stati indicati come «cari alla patria» e noi lo facciamo molto volentieri ed è proprio la missione principale della Fondazione Cavour.

Un giorno come questo, una collaborazione su un luogo che adesso forse vedremo anche, è una grandissima opportunità per cui noi siamo molto riconoscenti alla Regione e ci fa piacere essere qui oggi. Grazie mille.



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