Caponetti: “Il libro su Cavour nasce da uno scherzo al bar”

22 Marzo 2026

L’INTERVISTA
«Non sono uno storico, e il mio non è e non vuole essere un saggio storico». Mette subito le cose in chiaro, Giorgio Caponetti, l’autore di Uccidete Cavour. Vita leggendaria e morte misteriosa del conte che fece l’Italia (Utet). Il prolifico e fortunato scrittore, salito alla ribalta degli ultimi anni per i due volumi, due veri casi editoriali, dedicati alla nascita della Fiat e al «grande Gualino», affronta una delle più affascinanti figure della storia torinese.- PRIMA PAGINA

Giorgio Caponetti | “Il giallo storico su Cavour è un cold case da160 anni”

«Non sono uno storico, e il mio non è e non vuole essere un saggio storico». Mette subito le cose in chiaro, Giorgio Caponetti, l’autore di Uccidete Cavour. Vita le xendaria e morte misteriosa del conte che fece l’Italia (Utet). Il prolifico e fortunato scrittore torinese, salito alla ribalta degli ultimi anni per i due volumi, due veri casi editoriali, dedicati alla nascita della Fiat («Quando l`automobile uccise la cavalleria», Marcos y Marcos) e al più grande industriale mecenate del Novecento («Il grande Gualino», Utet) si appresta dunque ad affrontare una delle più affascinanti figure della storia torinese, il tessitore dell’unità nazionale. Lo fa con un romanzo che ha un titolo provocatorio. Caponnetti, se non è un saggio come lo vuole chiamare? «Un romanzo. Per essere precisi, un giallo storico d’invenzione».

Un giallo?
«Certamente, perché erano tante le persone che nel 1861 volevano morto Cavour, Lo stesso Vittorio Emanuele II, Napoleone III, e i tanti mariti di nobildonne che erano cadute sotto la sua passione».

Come nasce l’idea di affrontare un personaggio che storicamente è già stato ampiamente studiato e pubblicato?
«L’idea nasce da uno scherzo al bar bevendo un caffè con Marco Boglione, presidente della Fondazione Cavour di Santena. Lo conosco da tantissimi anni, sono il primo ad averlo assunto nella mia agenzia pubblicitaria, quando era giovanissimo. Mi dice, per scherzo: “perché non scrivi un libro su Cavour”? Ho studiato il personaggio tre anni, dopodiché ho iniziato a scrivere».

Come si è documentato?
«Utilizzando l’opera biografica monumentale dello storico Rosario Romeo. Leggendola, però, mi rendevo conto di una cosa lampante: il libro è stato scritto da un non torinese, e si capiva molto bene. Nel suo libro non si respira la città, così ho deciso di rimediare con il mio libro questo lato che considero non secondario».

E come fa emergere Torino?
«Il mio libro ha dodici capitoli. Ognuno di essi ha un incipit con un espediente narrativo particolare: parla della città nella contemporaneità. Descrive un luogo di Torino come è oggi. Poi, con un gioco di dissolvenza, si passa all’Ottocento. Nello stesso luogo».

Sembrerebbe il copione di un film, più che il testo di un romanzo…
«Sa che non è il primo a farmelo notare? Chi l’ha già letto ha detto che è una sceneggiatura già pronta per farne un film o una fiction».

Alla fine si scopre l`identità dell’assassino?
«E chi lo sa! Di certo non lo svelo a lei. Ma posso anticipare che il libro non termina con un interrogativo…».

Dunque Cavour è stato davvero avvelenato?
«Una cosa posso dirgliela, l`ho anche proposta a Boglione, che mi pare molto interessato a proporla formalmente: si potrebbe effettuare una ricognizione sul cadavere seppellito a Santena e risolvere definitivamente un cold case che dura da più di 160 anni, così come successo per gli esponenti della famiglia De`Medici a Firenze, dove grazie alla paleopatologia è stato possibile stabilire le vere cause di morte di una delle casate più influenti del Rinascimento».

Se oggi potesse incontrare Cavour, cosa gli chiederebbe?
«Lo inviterei a bere un vermouth al Caffè Fiorio. Gli chiederei se sia contento di vedere tutta questa gente che viene a Torino, e se con la sua mentalità e le sue idee avrebbe qualche idea per risolvere i problemi delle periferie».



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