Addio Nerio Nesi. Ha fatto risorgere il luoghi di Cavour

16 Febbraio 2024

Aveva 98 anni. Fece riaprire il parco storico. La villa restaurata è museo moderno. Una rete di grandi relazioni
Nel 2006 il complesso era quasi un relitto

SANTENA Quando arrivò, Villa Cavour somigliava a un relitto che galleggiava senza una rotta. Oggi è il Memoriale di un padre della patria; ospita la scuola dei dirigenti di Stato; racconta il conte Camillo Benso attraverso cimeli ben esposti e soluzioni multimediali. Il parco è stato riaperto e ha valore di luogo storico. Le scuderie ospitano una biblioteca preziosa e nel loro cortile vengono premiati Presidenti della Repubblica. Questo è stato Nerio Nesi per il complesso cavouriano. Per questo Santena gli dà l'addio come all'uomo che ha fatto risorgere un luogo simbolo del Risorgimento. Si è spento domenica, all'età di 98 anni. Ne aveva 80 quando arrivò a Santena, ma portava con sé idee chiare, relazioni formidabili e una volontà di ferro. Soprannominato il "banchiere rosso", aveva ricoperto il ruolo di direttore finanziario della Olivetti e diversi incarichi importanti nel mondo bancario italiano, tra cui la presidenza della Banca Nazionale del Lavoro. Per molti anni dirigente del Partito Socialista, era stato anche ministro dei Lavori pubblici nel secondo governo Amato, tra il 2000 e il 2001.

Le idee della rinascita Nel maggio del 2006 entra sulla scena santenese e la scompagina. Da presidente degli Amici di Cavour (i volontari che accompagnavano i visitatori) il suo obiettivo primario è la riapertura del Museo Cavour, chiuso al pubblico ormai da vent'anni. «È il punto fondamentale per rivitalizzare l`intero complesso – dichiarava nel suo primo discorso – Mi auguro di poter utilizzare le tante conoscenze derivate dalle mie attività sia nel settore bancario sia in quello della politica».

Nella mente di Nesi c'è un appuntamento che bisogna sfruttare: il 2011, nel quale cadono i 150 anni dell`Unità Italia. Bisogna però rimettere al centro la figura di Cavour e tutto il complesso santenese. E provare a intercettare soldi che Stato e Unione Europea metteranno per le celebrazioni. In quel momento, infatti, le risorse nelle casse della Fondazione scarseggiano e la riqualificazione del museo è ferma al palo. Il piano d'azione è articolato su più livelli: si va dalla creazione di alleanze internazionali, in particolare con Francia (Plombière Les Bains) e Svizzera (Ginevra), alla pubblicazione di tutto l'epistolario cavouriano per rilanciare la figura del Tessitore. Poi si prosegue con l'istituzione del Premio "Camillo Cavour", da conferire a personalità illustri della società civile, del mondo dell`imprenditoria; con l'organizzazione di una serie di incontri culturali a Torino, in Francia e in Svizzera; con l`ingresso in Fondazione di figure istituzionali di rilievo (in primis la nomina a presidente onorario dell'amico ed ex presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, che nel 2007 ritirerà anche il Premio Cavour); con la riapertura del parco storico e il riallestimento del museo, tramite il supporto di imprenditori, banche e Regione. La tela di Nesi Due anni dopo il suo arrivo, Nesi deve però fronteggiare una grossa grana: il polmone verde dietro la Villa Cavour non è sicuro. La Fondazione è costretta a chiuderei cancelli. Nel 2010 Nesi restituisce ai santenesi un primo pezzettino del parco storico. Il Comune di Torino, proprietario del complesso cavouriano, e la Fondazione non mettono quattrini, allora lancia l`iniziativa "adotta un albero" per sponsor privati. Nel giro di sei anni riesce a racimolare risorse e a riaprire tutto il parco.

Nel frattempo, mansioni e responsabilità crescono: da presidente degli "Amici" passa alla vicepresidenza della Fondazione (nel 2008), per poi prenderne il timone due anni dopo. Nel 2009, infatti, lo storico presidente, Ippolito Calvi di Bergolo, viene sfiduciato dal Comune di Torino, stufo che la Villa non attiri turisti e che produca solo debiti. Al suo posto viene nominato Mario Garavelli, ex presidente del Tribunale di Torino; poi toccherà a Nesi. In quegli anni il "banchiere rosso prova a smuovere le acque stagnanti in cui si trova la Fondazione, suscitando interesse attorno al complesso Cavouriano: nel 2008 lo fa con una rassegna estiva che vede la partecipazione di nomi illustri (dall'oncologo Veronesi all`attore Riondino). Poi, nel 2012 allarga il percorso di visita del castello con una sezione sui quadri della famiglia Benso. Nel 2010 porta in visita addirittura il presidente Giorgio Napolitano. Ma non sarà l`unico personaggio di spicco che vedrà Santena sotto la conduzione di Nesi: nel 2017 ritirerà gli occhialini d'oro Mario Draghi, a quel tempo presidente della Banca Centrale Europea. Nesi non si risparmia nella sua strategia di collaborazioni: si lega ad enti che presentano le stesse finalità della Fondazione (dai Musei del Risorgimento di Torino e Milano all`associazione Costantino Nigra), oltre al mondo della scuola e delle forze annate. Così nel 2013 sottoscrive un protocollo con il Ministero dell'istruzione per far conoscere meglio la figura di Cavour nelle scuole. Due anni dopo acquista l`ultimo diario del Conte, quello che mancava alla Fondazione, e stampa la raccolta completa. Fa anche rientrare a Santena 70 mila documenti dell'archivio di Casa Cavour.

Scuderie, Villa e Memoriale Quando Nesi prende il timone della Fondazione, nel 2010, «era un ente con oltre un milione di euro di debiti – ricordava – Ereditai una struttura che non aveva nulla di contabile: era tenuta a mano, spesso su pezzi di carta senza alcun valore giuridico». All'inizio nemmeno trova lo statuto originale. Nesi parte proprio dalla revisione dello statuto: nel 2014 istituisce la figura del "socio fondatore", che può essere di natura pubblica e privata. Questo consente di avviare collaborazioni con alcuni tra i più importanti imprenditori piemontesi e l'arrivo di capitali. Sotto la sua guida vengono realizzati interventi per circa 10 milioni di euro, spesi tra Villa, Scuderie e parco. La ricerca di soldi diventa quasi un'ossessione, al punto che nel 2011 alza la voce pure contro il Comune: pretende più risorse e in ballo c'è l'ingresso dell'ente tra i soggetti fondatori, che minaccia di bloccare. L'anno successivo, Nesi comincia a pensare alla trasformazione del museo in Memoriale: così diventerebbe uno dei quattro luoghi delle memorie risorgimentali italiane, insieme a Roma, Pisa e Caprera. Deve però gestire i contrasti interni: è chi vuole un museo più tradizionale, senza allestimenti multimediali. Riuscirà a spuntarla. Nel 2015 le Scuderie tornano a nuova vita: da anni le tre maniche dell`edificio versavano in uno stato disastroso, mentre ora diventano la nuova sede della Fondazione Cavour e un luogo per mostre, manifestazioni e un centro studi sul periodo risorgimentale. Ritardi nei finanziamenti da Roma, nei lavori e poi il Covid fanno slittare l`inaugurazione del Memoriale fino al 2021. Ma Nesi riuscirà a vedere il suo sogno realizzarsi. E lo farà da presidente onorario, visto che il 4 febbraio 2020 cede la guida della Fondazione all'imprenditore Marco Boglione.

_______

Spigoli e sorrisi: uomo speciale
I ricordi. I primo contatto nel 2005 per una conferenza. «Lui ha dato un impianto alla Fondazione»
«Accettò l'invito a pranzo: ci raccontava di Agnelli, Olivetti e Kissinger»

SANTENA – Un uomo che portava avanti le sue idee con determinazione e volontà. A tratti burbero, ma capace di catturare le persone attorno a sé con aneddoti su quando era stato in Russia con Berlinguer o sul suo rapporto con l'ex segretario di Stato americano Henry Kissinger. Nerio Nesi ha lasciato un segno profondo a Santena e in tutti coloro che, in questi anni, lo hanno conosciuto e hanno collaborato con lui. «Lo incontrai per la prima volta nel 2005, quando venne in città per tenere una conferenza – riavvolge il nastro della memoria Marco Fasano, vicepresidente e direttore della Fondazione Cavour – La creazione del Memoriale è assolutamente merito suo. Senza di lui, oggi non ci sarebbe. Ha dimostrato volontà e ostinazione, ed è riuscito a trovare in Ciampi, Napolitano e Draghi una sponda per poterlo realizzare».

Aggiunge il presidente attuale Marco Boglione: «Forse, senza Nesi non sarebbero state sistemate nemmeno le Scuderie. Lui ha dato un impianto moderno alla Fondazione, e si è pure inventato il premio con gli occhialini d`oro del conte». Fasano sottolinea come Nesi abbia messo Santena al centro della sua azione: «Appena i lavori di ristrutturazione delle Scuderie terminarono, nel 2015, trasferì lì dentro la sede della fondazione, che fino a quel momento si trovava a Torino».

Il sindaco Roberto Ghio condivide: «Non ha messo soltanto la Villa al centro del progetto, ma tutta Santena. Gli investimenti sul castello erano sempre nella misura di dare un ritorno di immagine alla città intera». Ugo Baldi, sindaco dal 2012 al 2022, ricorda l`amore che Nesi nutriva per Santena: «Andava molto fiero della cittadinanza onoraria che gli conferimmo nel 2015. In ogni occasione ci teneva a ricordarlo e cercava di non mancare mai agli eventi cittadini». Che persona era? «Sapeva ciò che voleva e che cosa avrebbero potuto fare l'associazione e la fondazione per valorizzare l'opera e il pensiero di Cavour – spiega Fasano – Sapeva alzare la voce quando era necessario, ma mai per fini personali. Era una persona di grande compagnia, capace di tenere banco, molto simpatico e mai banale».

Ghio lo tratteggia così: «Appariva un po` burbero, perché essenziale e decisionista. Ma stare con lui era un piacere. Ho imparato tanto dalle chiacchierate con lui. Quando tre annifa mi sposai, mi regalò un libro con una dedica davvero gradita. Ha dimostrato di avere una grande attenzione verso le persone». L'ex sindaco Baldi ricorda quando Nesi accettò il suo invito a pranzo, dopo un evento a Santena: «Fu una cosa estemporanea, ma quella domenica resta nella mia memoria: mi raccontò la storia d'Italia attraverso le sue esperienze con Adriano Olivetti, Kissinger, Andreotti, Agnelli, alla Bnl. Ero in adorazione. Aveva una signorilità senza eguali». Negli anni non sono mancate le tensioni: «A volte veniva fuori il suo carattere spigoloso. Quando voleva fare una cosa, non era così malleabile e, su certe questioni, voleva avere l'ultima parola – prosegue Baldi – A un certo punto, per cause di forza maggiore diventai temporaneamente presidente degli Amici, nonostante fossi sindaco. Subito Nesi mi chiamò: temeva che volessi scalzarlo dalla Fondazione. È l'unico momento in cui mi vide come antagonista, ma poi capi».

Nesi amava fissare su carta riflessioni, pensieri e indicazioni: periodicamente, infatti, alla Fondazione ricevevano una sua lettera, soprattutto negli ultimi anni quando, per via dell'età, era meno presente. E Boglione svela alcuni dettagli del suo rapporto con lui: «Mi scelse come suo successore, ma ad un certo punto se ne pentì. Probabilmente aveva paura che gli rovinassi il lavoro costato anni e sacrifici. Fa sempre quell'effetto lì, quando si passa di mano. Poi riuscii a convincerlo che avrei agito esattamente come lui. Allora si tranquillizzò. Era d'accordissimo sulla "mission" di valorizzare l'Unità d'Italia. Sarebbe bello dedicargli qualcosa: ci stiamo pensando».



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *