Il 10 Giugno, a pochi giorni dalla commemorazione per il 165° dalla morte dell’allora primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia (anche se solo per settantaquattro giorni) Camillo Benso Conte di Cavour, la Fondazione Cavour ha presentato un incontro di carattere informativo e formativo, intitolato “Se ci fosse Cavour”
L’incontro del 10 Giugno, proposto dalla Fondazione Camillo Cavour presso il Memoriale Nazionale di Santena, ha accolto gratuitamente un grande pubblico e ha considerato sotto punti di vista originali l’opera politica del tessitore dell’Unità
Il 10 Giugno, a pochi giorni dalla commemorazione per il 165° dalla morte dell’allora primo Presidente del Consiglio del Regno d’Italia (anche se solo per settantaquattro giorni) Camillo Benso Conte di Cavour, la Fondazione Cavour ha presentato un incontro di carattere informativo e formativo, intitolato “Se ci fosse Cavour”. Non si è trattato di una semplice conferenza memorialistica e celebrativa del passato, bensì di un’articolata analisi che sotto vari punti di vista mirava a fornire una visione lucida e “tecnica” (come forse sarebbe stata volontà del medesimo Conte) dell’operato, nazionale e internazionale, dell’uomo politico più capace della storia moderna italiana. Dallo smontamento di false leggende (per esempio la narrativa tanto cara ai neo-borbonici di un Cavour freddo e spietato, che avrebbe compiuto l’Unità d’Italia solo per poter ripagare i debiti accumulati dalla Corona, quando invece fece in modo – primo nel vasto panorama politico italiano – di impiegare i prestiti contratti dallo Stato in opere pubbliche di ogni sorta, garantendo prosperità industriale nel lungo termine) alla narrazione di certe peculiarità ideologiche del Conte che lo contraddistinguevano dalla mentalità borghese-liberale di molti suoi compartigiani – è giusto infatti ricordare come Cavour fu il primo trasformista, vero conciliatore di alleanze al fine di adempiere ad obiettivi talmente ambiziosi da non poter essere in alcun modo intralciati da marginalità partitiche; stiamo parlando per esempio di alcune sue meditazioni praticamente sconosciute alla massa.
L’educazione scolastica non ha certo contribuito alla rivalutazione storica dell’uomo politico Cavour; dipingendolo come moderato duro e puro, in netta opposizione ad ogni “apertura” maggiormente rivoluzionaria, si è voluto ignorare il suo vero personaggio. Cavour non ragionava come la Destra Storica – ed è sbagliatissimo considerarlo solo alla luce dell’appartenenza a questo gruppo politico – ma ragionava prima di tutto da italiano, e in secondo luogo da imprenditore; da italiano in quanto dedicò la sua vita alla Patria, continuando a lavorare nonostante qualsiasi tipo di calunnia e fango provenienti dall’opposizione radicale e clericale, e da imprenditore in quanto comprese che il futuro di un’Italia finalmente libera e forte si manifestava con maggiore efficacia e minor dispendio di vite nel progresso delle industrie piuttostochè nell’infinito complotto dei settari. Uno spunto interessante riguarda inoltre la centralità che Cavour sentì doveroso attribuire al mare; l’Italia, nella sua visione, sarebbe divenuta una potenza navale, tramite il pieno sviluppo dei suoi porti (come Ministro della Marina si impegnò nel “ricambio generazionale” dei mezzi di navigazione sostituendo le stantìe barche a vela con aggiornate imbarcazioni a vapore, ma non solo: a lui interessava formare i marinai anche civilmente, predisponendo programmi educativi comprensivi di ore dedicate a Cittadinanza, Storia e Geografia) e il completamento del grande progetto ferroviario – iniziato vantaggiosamente con la costruzione della linea Genova-Torino, pensata per far concorrenza agli altri hub mediterranei – sotto direzione dello Stato.
La coscienza sociale del Conte sapeva quindi pensare in modo assolutamente indipendente – riflesso forse del suo carattere indomito, che fin da piccolo gli costò l’allora pericoloso appellativo di “giacobino” – tantoché, cosa oggi impensabile, ragionò da borghese e liberale ad un’imposta sul reddito, vedendo nell’equa distribuzione della ricchezza una garanzia dell’uguaglianza (pilastro della nuova Italia, unita sotto intenti pur sempre rivoluzionari sotto l’unica monarchia costituzionale attiva nella penisola). Avvilente, per la memoria dell’operato di Cavour e della storia politica italiana, è invece constatare – come messo in luce dagli opinanti – come gran parte dei volumi scritti perlopiù in età pre-politica dal Conte, nei quali si possono già delineare le sue prospettive politiche, non siano ancora disponibili in lingua italiana. Ci auguriamo di poter trovare, in un futuro vicino, sugli scaffali delle librerie ma ancor più delle preziose biblioteche, gli scritti nei quali il giovane Camillo, come un pittore realizza il bozzetto per i più grandi capolavori, definiva modalità e scopi di quella che sarebbe stata la sua opera di artefice dell’Indipendenza nazionale.

