Paolo Peluffo sfata il falso mito del debito pubblico e Lucio Caracciolo auspica un Italia quale potenza mediterranea
Un recente importante convegno alla Fondazione Cavour di Santena ha visto una platea vip di notabili torinesi e imprenditori. Peccato che siano mancati i politici, coloro che avrebbero potuto imparare molto dalle preziose relazioni di Paolo Peluffo (già portavoce del Presidente Ciampi e Presidente di sezione di Corte dei conti) e del celebre Lucio Caracciolo, nella sua migliore forma. Sintetizziamo: il debito pubblico non è un problema è Cavour lo fece ma per investire in infrastrutture strategiche che seguivano una chiara visione politica dell’Italia quale potenza logistica internazionale e mediterranea (alleata dell’Inghilterra). Le infrastrutture giuste fanno crescere il PIL e più cresce il PIL più il peso critico del debito pubblico si alleggerisce. Altro falso mito smascherato è dato dalla contrapposizione fra liberali e conservatori mentre allora anche Karl Ludwig Von Bruck il Ministro dell’economia dell’Impero asburgico, era anch’egli liberale. La vera contrapposizione era, ancora una volta, fra Terra e Mare: Vienna voleva un mercato europeo fondato sul centro-europa e sullo sviluppo del porto di Trieste; mentre Torino con Genova e Londra tendeva ad un mercato europeo fondato sul mediterraneo. Porto conteso: Brindisi, il porto più vicino allo sbarco delle merci internazionali provenienti da est tramite Suez. Il metodo di Cavour era il metodo inglese: studio scientifico delle esigenze commerciali e infrastrutturali sistemiche e costruzione di un piano politico conseguente. Il Risorgimento italiano bloccò l’espansione dell’Impero di Terra (Vienna allora occupava militarmente la maggior parte dell’Italia) ma non seppe seguire il luminoso esempio dello statista sardo: il porto di Genova non fu sviluppato adeguatamente e non si sfruttò in profondità l’alleanza con il Regno Unito. Crispi e Umberto I successivamente tornarono a guardare all’Europa centrale. L’oscillazione dell’Italia fra Terra e Mare senza una scelta radicale e a lungo termine ci fece perdere tempo prezioso ed è una delle cause fondamentali della nostra attuale debolezza geopolitica. Lucio Caracciolo giustamente chiama il mediterraneo “medio-oceano” in quanto mare fondamentale per connettere oceano indiano a oceano atlantico. Il contrario di quanto insegnano ai nostri giovani: che dopo il 1492 il mediterraneo perde valore (quando le Americhe per 3 secoli furono sfruttate dall’Europa). Nulla di più errato e frutto di un’ermeneutica provinciale e superficiale. Auspichiamo che l’ottima ermeneutica di Peluffo e di Caracciolo sia ascoltata dalla nostra classe dirigente e che l’Italia possa riprendere il ruolo che gli spetta nel mediterraneo, oggi lasciato gratis all’espansionismo della Turchia. Se ci fosse la Turchia al posto dell’Italia faremmo almeno pagare un pedaggio al petrolio che passa da Trieste per andare in Germania…La nostra posizione geografica viene sfruttata dalle altre potenze ma non giova agli italiani! Un tragico paradosso!

