Mittente: Cavour, Camillo Benso di
Destinatario: Verdi, Giuseppe
10 [gennaio] 61
Preg. Sig. Cavaliere,
I comizi elettorali stanno per riunirsi dall’Alpi all’Etna. Da essi dipende non la sorte del ministero, ma bensì il fato dell’Italia. Guai a noi se dalle loro operazioni fosse per riuscire una Camera in cui prevalessero le opinioni superlative, le idee avventate, i propositi rivoluzionari. L’opera mirabile del nostro risorgimento, vicina a compiersi, rovinerebbe e forse per secoli. lo reputo quindi dovere di ogni buon cittadino in queste circostanze il fare sacrifizio d’ogni particolare riguardo, l’andare incontro ai maggiori sacrifizi per cooperare alla comune salvezza. Egli è da questi riflessi confortato ch’io mi fo dovere rivolgermi direttamente alla S.V., quantunque non abbia titoli particolari per farlo, onde animarla a volere accettare il mandato che i suoi concittadini intendono conferirgli. So che le chiedo cosa per lei grave e molesta. Se ciò malgrado insisto, si è perchè reputo reputo la sua presenza alla Camera utilissima. Essa contribuirà al decoro del Parlamento dentro e fuori d’Italia; essa darà
credito al gran partito nazionale, che vuole costituire la nazione sulle solide basi della libertà e dell’ordine; ne imporrà ai nostri imaginosi colleghi della parte meridionale d’Italia suscettibili di subire l’influenza del genio artistico più assai di noi abitatori della fredda valle del Po.
Nella speranza ch’ella si arrenderà alle mie preghiere, e che perciò potrò fra breve stringerle la mano a Torino, me le professo con simpatica stima
suo dev.
C. Cavour
Solo un grande uomo e un grande statista poteva scrivere una missiva così alta e solenne