L'ARCHIVIO DELLA FAMIGLIA CARRON DI SAN TOMMASO

L'archivio Carron di San Tommaso, si trova a Santena per ragioni di parentela e di fedeltà. Parentela: il fratello di Camillo Cavour, il marchese Gustavo, sposò Adele Carron di San Tommaso, ultima della sua famiglia. Adele Cavour morì giovanissima (1833), lasciando tre figli, Augusto, Ainardo e Giuseppina. Augusto morì in battaglia nella guerra d’indipendenza del 1848; Ainardo morì scapolo. Tutte le proprietà e la memoria delle famiglie (Cavour e Carron di San Tommaso) finirono a Giuseppina di Cavour (1831-188). Una sua figlia, Luisa, andò sposa ad Emilio Visconti Venosta, che fu ministro degli esteri varie volte dopo l’Unità. Fu Giuseppina di Cavour a riunire nel castello di Santena gli archivi delle varie famiglie, e tra di essi anche quello della famiglia dei Carron di San Tommaso.

Questa casata si estinse nel 1841, con la morte di Giuseppina Carron, vedova di Agostino Lascaris di Ventimiglia. L’archivio dei Carron di San Tommaso ebbe vicende complesse. Nel 1702 per ragioni di matrimonio (Giuseppe Gaetano Carron con Vittoria Teresa Saluzzo di Valgrana) l’archivio dei Saluzzo di Valgrana confluì in quello dei Carron; nel 1748 col matrimonio di Giuseppe Vittorio Amedeo Carron con Cristina Margherita Piossasco de Feys anche le carte di quest’altra casata confluirono nell’archivio dei Carron.

La quadreria Carron di San Tommaso - alcuni pezzi - CLICCA PER INGRANDIRE

L’archivio dei Carron di San Tommaso è contenuto in due grandi armadi. Esso è formato da 175 faldoni di carte datate dall’anno 838 al 1855, con molte pergamene datate dal XIV secolo e con molti disegni (tra cui alcuni mirabili di Filippo Juvarra).
L’archivio fu molto ben conservato nel tempo, e il lavoro fatto negli scorsi anni da una eccellente archivista, Carla Ceresa, ha permesso di ricostruire le linee originarie in modo da giungere a realizzare l’inventario, ossia, lo strumento che permette di conoscere l’archivio coi suoi oltre 3.000 fascicoli e anche la storia delle famiglie di cui parlano le carte. Tanti gli aspetti che emergono: anzitutto le figure dei segretari di stato del ducato di Piemonte e poi regno di Sardegna, a partire da Giovanni Carron all’inizio del Seicento; poi, le vicende di varie famiglie del patriziato piemontese e di varie comunità del torinese, del cuneese, dell’astigiano e di altre terre del Piemonte, della Savoia, della val d’Aosta e della Liguria. Tra le serie dell’archivio più significative sono quella dei Feudi, con oltre 700 fascicoli relativi alla rete dei feudi della famiglia, dislocati in un territorio vastissimo; quella dei palazzi e cascine, dal palazzo poi detto Lascaris, di cui si possono seguire le vicende dal 1647, alla cascina di Pozzo Strada, con documenti dal 1549; quella dei titoli di nobiltà, nella quale si possono seguire le vicende della carriera del fondatore delle fortune della famiglia, Giovanni Carron. Lo spezzone d’archivio dei Saluzzo di Valgrana ha una ricchezza straordinaria di ramificazioni, fino ai marchesi di Saluzzo e a quelli di Ceva; questo casato si adoprò a cercare titoli di nobiltà fino all’archivio di Grenoble.

La pubblicazione dell’inventario consentirà a tantissimi studiosi di conoscere l’archivio e di farvi ricerche. E saranno ricerche del genere più diverso, dalla storia feudale (l’aristocrazia) a quella delle diverse comunità, a quella dei territori, a quella delle istituzioni, del paesaggio, dell’economia, dell’agricoltura, della burocrazia, della cultura materiale.

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